Violenza di genere, Bigon (PD): “La Regione garantisca risorse stabili, più centri antiviolenza e formazione con il Codice Rosa” La consigliera regionale: “Non bastano più parole. Serve una strategia strutturata, con investimenti certi, prevenzione nelle scuole e personale formato”
Verona, 8 settembre 2025. “Nella prevenzione della violenza di genere serve un impegno vero, concreto e duraturo da parte della Regione Veneto. I numeri, purtroppo, parlano chiaro: non possiamo più limitarci alle parole. È tempo di azioni strutturate, risorse certe e una strategia regionale che metta davvero al centro la tutela delle donne”.
Lo afferma la consigliera regionale del Pd Anna Maria Bigon, all’indomani della sua partecipazione, a Fumane, alla manifestazione promossa dal Progetto Chiara Ugolini, nato in memoria della giovane uccisa il 5 settembre 2021.
“Da queste comunità arriva un segnale importante”, dichiara Bigon. “La violenza di genere si combatte con l’impegno di tutti, dalle istituzioni ai cittadini, dalle associazioni ai centri specializzati. Ogni donna deve sapere di non essere sola, di poter contare su luoghi sicuri, accoglienti, con personale formato e disponibile 24 ore su 24”.
Bigon sottolinea però che accanto all’impegno della società civile, servono risposte strutturali dalle istituzioni. “Ho predisposto un progetto di legge regionale denominato ‘Codice Rosa’, con l’obiettivo di creare un percorso di formazione mirata per il personale sanitario e le forze dell’ordine. Troppo spesso il primo contatto della donna con le istituzioni, nei pronto soccorso o davanti alle forze dell’ordine, deve essere gestito con la formazione necessaria. Il mio progetto di legge vuole garantire che medici, infermieri, operatori sanitari, polizia e carabinieri siano formati per riconoscere i segnali di pericolo e agire tempestivamente per proteggere la vittima.
Il progetto, attualmente in attesa di essere discusso in Consiglio regionale, rappresenta uno strumento concreto per affrontare la violenza di genere non solo come emergenza, ma come fenomeno da prevenire attraverso un approccio sistemico.
I centri antiviolenza e le case rifugio devono essere aumentati e rafforzati, con finanziamenti adeguati e continui. Allo stesso modo, i consultori familiari – troppo spesso trascurati – devono tornare a svolgere il loro ruolo centrale di presidio territoriale per la prevenzione, l’ascolto e il sostegno.
Non è più accettabile che l’educazione al rispetto e alla parità sia presente solo in alcuni istituti. Serve un programma obbligatorio e diffuso in tutte le scuole del Veneto, per costruire una cultura nuova, che rompa gli stereotipi e insegni a riconoscere e condannare ogni forma di violenza.
Serve un’assunzione di responsabilità da parte di tutta la Regione: la violenza sulle donne non può più essere un tema lasciato ai margini”.

