IL PUNTO DEL SEGRETARIO

Pubblicato da il 1 Maggio 2021

Il soffitto di cristallo delle scienze e il ruolo delle donne nella ripresa del Paese

Qualche settimana fa al Cnr, Consiglio nazionale delle Ricerche, è accaduta un piccola rivoluzione. Per la prima volta nella storia dell’istituto, che è tra i primi al mondo per mole di articoli scientifici pubblicati sulle maggiori riviste specializzate, è stata nominata una donna presidente: Maria Chiara Carrozza, esperta di robotica.

Un bel segnale sul cammino della parità di genere arrivato in prossimità del Primo Maggio, Festa dei Lavoratori. Lei, che è già stata ai vertici della vita politica e accademica italiana come Ministro dell’Istruzione (Governo Letta 2013-14) e come rettore della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa dove insegna Biotecnologia Industriale, ha accolto l’incarico con queste parole: “Una sfida e una responsabilità senza precedenti”.

Carrozza arriva infatti ai vertici del maggiore istituto pubblico di ricerca nel momento cruciale in cui il Paese è chiamato a imprimere l’attesa svolta green alla sua economia, così come confermato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che Draghi invia a Bruxelles proprio in questi giorni. Non solo: nel campo della tecnologie e delle scienze si concentra uno dei maggiori e ancora inespugnati divari di genere.

Secondo uno studio realizzato su dati Almalaurea da parte di Orizzonti Politici, think tank di giovani studenti di politica ed economia nato alla Bocconi, nei corsi di laurea ad indirizzo scientifico o ingegneristico la presenza femminile non supera il 30% degli iscritti.

Considerando il complesso dei corsi di studi universitari e il complesso degli iscritti alle università italiane, dove le donne sono la maggioranza con il 58,7%, solo il 18% delle donne sceglie di frequentare un corso di studio appartenente alle discipline cosiddette STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). La stragrande maggioranza privilegia corsi di laurea in materie letterarie e umanistiche.

E va anche peggio una volta conclusi gli studi: pur conseguendo punteggi di laurea mediamente superiori rispetto ai colleghi maschi (103,7 contro il 101,9 degli uomini), le donne laureate in materie scientifiche e tecnologiche fanno più fatica a trovare lavoro e guadagnano significativamente di meno dei colleghi maschi. (www.orizzontipolitici.it/tag/donne-stem/)

Al di là di tutte le considerazioni sociologiche che ci possono aiutare a capire le ragioni di questo inaccettabile divario e delle sue dinamiche psicologiche, culturali e sociali, è evidente che siamo di fronte ad un clamoroso spreco di risorse umane in uno dei settori chiave per il futuro del Paese. Le scienze si privano dell’apporto della metà della popolazione italiana. E per una volta i dati italiani non sono troppo distanti da quelli europei.

Rompere il soffitto di cristallo delle scienze non può essere e non deve essere obiettivo soltanto di Maria Chiara Carrozza. Scelta con lungimiranza dal Ministro dell’Istruzione del governo Draghi Maria Ciristina Messa, la sua missione è anche la nostra missione, da accompagnare con politiche adeguate e altrettanto lungimiranti. Occorre andare ben oltre la discussione, giusta ma limitata, dei posti da riconoscere alle donne in politica e compiere atti concreti per abbattere i divari di genere presenti nel mondo del lavoro e a livello di retribuzioni, assistenza e pensioni; nelle posizioni dirigenziali e nella partecipazione alla vita politica e istituzionale. Se non il PD, chi deve farsene carico?

Maurizio Facincani
Segretario Provinciale