Condanna Giacino, le reazioni del PD

Pubblicato da il 22 dicembre 2014 0 Commenti

Pur dovendo attendere la sentenza definitiva, la condanna per corruzione all’ex vicesindaco Giacino è un fatto in sé grave, perché un Tribunale di primo grado, dopo aver raccolto le prove e sentite le difese, ha stabilito che un amministratore del Comune di Verona, per di più vicesindaco della città, ha commesso un reato grave, quello di corruzione. Oggi ancor di più riemerge la domanda che molti veronesi in questi mesi si sono fatti sul sindaco Tosi: come può amministrare una città difficile come Verona un sindaco che non si accorge del comportamento del suo braccio destro, il suo vicesindaco, il promotore della sua Fondazione che dovrebbe illuminare l’Italia? Da tempo andiamo dicendo che la città è abbandonata a se stessa, con un sindaco distratto dalla sua carriera nazionale che abbandona la sua giunta ed i suoi uomini a gestire la città in modo improvvisato, per nulla trasparente e, se la condanna dovesse essere confermata, talvolta anche criminoso. Le opere pubbliche sono ferme per errori di strategia e non per mancanza di fondi, la mobilità è gestita male, le partecipate invece di dare servizi ai veronesi diventano il salvadanaio del Comune. Oltre agli aspetti giudiziari questa sentenza ha un alto valore politico: certifica che è finita la stagione di Tosi a Verona, che la città ha estremo bisogno di aprire quanto prima una nuova fase, di fare un passo avanti. Verona merita una classe dirigente nuova, pulita, carica di entusiasmo. Trasparenza, condivisione, efficienza sono i pilastri sui quali noi del Partito Democratico vogliamo creare la Verona di domani. Serve un nuovo slancio etico e progettuale, che sotto la spinta di Matteo Renzi siamo pronti ad interpretare. Anche per questo lanciamo un appello ai moltissimi veronesi che hanno dato il loro voto al Partito Democratico alle scorse elezioni europee: è il momento di costruire tutti insieme la Verona moderna, sicura, trasparente e ben amministrata che tutti noi vogliamo!

Alessio Albertini, segretario provinciale PD Verona

 

La condanna in primo grado a cinque anni di reclusione per l’ex vicesindaco Giacino e a 4 anni per la moglie conferma che la gestione dell’urbanistica a Verona era retta da un sistema opaco e dai tratti criminosi, che portava a favorire qualcuno a scapito di altri, esattamente come avevo rilevato nell’esposto a suo tempo presentato alla Procura, l’unico che risulti agli atti del processo appena concluso. Nell’ordinanza cautelare del Tribunale di Verona si scrive chiaramente: “L’odierno procedimento prende le mosse nel maggio 2013, allorché il capogruppo dell’opposizione in seno al consiglio comunale di Verona depositava un esposto…”, e più avanti: “…Come già accennato in premessa il 9.5.2013 Bertucco Michele, consigliere comunale di Verona e capogruppo del Partito Democratico dell’opposizione consiliare depositava esposto, a cui allegava un anonimo chiedendo l’accertamento giudiziale della eventuale sussistenza di reati riconducibili all”ipotesi in esso ventilata, ossia che il vicesindaco del Comune scaligero ricevesse tangenti attraverso il formale pagamento di parcelle alla moglie avvocato”. Con ciò non voglio negare all’ex vicesindaco la possibilità di esperire tutti i gradi di giudizio previsti dal nostro ordinamento, ma rimarcare l’assoluta necessità di fare chiarezza nel sistema delle assegnazioni su cui grava la minaccia della corruzione che con la sentenza odierna diventa molto di più di un mero sospetto o di una diceria. Tanto più che in un settore così complesso non è possibile né immaginabile che una sola persona possa manovrare tutto da sola senza il supporto di complicità e connivenze. Connivenze che, prima o poi, a mio parere, dovranno per forza emergere. Ad oggi la possibilità di trasparenza è stata sempre negata dall’agire del Sindaco che, a parte rinnovare la sua amicizia al neocondannato in primo grado, non ha fatto assolutamente nulla per chiarire le ombre sui numerosissimi procedimenti urbanistici ancora aperti. La sgangherata commissione di indagine messa in piedi forzando la mano al Consiglio e propiziando l’esclusione della minoranza ad oggi non ha prodotto nulla di nulla. Mi domando come Tosi possa dormire sonni tranquilli con l’incombenza della corruzione nella sua amministrazione.

Michele Bertucco, capogruppo PD in Consiglio Comunale di Verona

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