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Impresa e territorio

 

Monza, Villa Reale, 26 novembre ore 9,30 – 18,30

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Un patto per la ricostruzione dell\'Italia



In continuità con il lavoro avviato nell’Assemblea nazionale tenutasi a Varese in ottobre 2010, il Dipartimento Economia e Lavoro, in accordo con la segreteria nazionale, ha convocato la Conferenza Nazionale sul lavoro autonomo e la micro e piccola impresa.

La Conferenza ha l’obiettivo di rafforzare il rapporto stretto con questa parte fondamentale della economia e della società italiana, decisiva per ogni prospettiva di sviluppo sostenibile del Paese.

“Per ricostruire l’Italia, come in tutti i momenti alti della nostra storia repubblicana, le forze migliori del Paese devono cooperare. La ricostruzione richiede un patto tra soggetti della politica e le rappresentanze delle imprese e del lavoro, secondo i principi di sussidiarietà costituzionale.
Il“compromesso al ribasso” degli ultimi decenni tra imprese e politica non è più sostenibile: il “fai
da te amorale” previsto per le imprese non può più compensare l’inerzia della politica. Non c’è
dubbio: le responsabilità sono, innanzitutto e soprattutto, della politica. La lunga stagione del
populismo senza riforme va chiusa. La metrica della politica deve diventare europea: partiti
democratici e trasparenti, regolati dalla legge, grandi istituzioni dedicate all’interesse comune.
Legge elettorale in grado di garantire ai cittadini il diritto di scelta dei rappresentanti parlamentari.
Così, superate le degenerazioni personalistiche ed autoreferenziali, la politica può trovare la forza
culturale, morale ed organizzativa per mettersi al servizio della ricostruzione dell’Italia.

Nel patto per la ricostruzione dell’Italia, il PD si impegna su un ventaglio di politiche e di riforme.
Oltre alle misure specifiche per il lavoro autonomo e la micro e piccola impresa descritte di
seguito, interventi orizzontali: ristrutturazione profonda delle pubbliche amministrazioni, in
particolare della giustizia civile; riorganizzazione del welfare; riscrittura dell’assetto fiscale,
federalismo incluso, per premiare i produttori; investimenti pubblici e privati nelle infrastrutture,
politiche industriali e sostegno all’innovazione, alla ricerca, alla scuola e all’università, alla
formazione permanente; politiche per le energie rinnovabili e l’abbattimento dei costi
dell’energia; liberalizzazione dei mercati dei servizi alle persone e alle imprese; riforme della
rappresentanza politica, economica e sociale e delle istituzioni democratiche e, non ultimo in
termini di rilevanza, innalzamento del capitale sociale, della legalità e del civismo.”
Compiti impegnativi investono anche le associazioni di rappresentanza e le imprese: per
patrimonializzare le aziende ed investire nell’innovazione e nella qualità del lavoro; per mettere in
rete funzioni a monte e a valle dei processi produttivi e così superare gli handicap della
dimensione e valorizzarne fino in fondo i vantaggi di flessibilità e rapidità di adattamento alle
variazioni dei mercati; per contribuire a rafforzare il capitale sociale e sanzionare i comportamenti
devianti, in particolare le attività “in nero” e l’offensiva della criminalità organizzata verso tante
imprese in difficoltà finanziarie.

Un punto è fuori discussione: la ricostruzione dell’Italia è impossibile senza liberare le potenzialità
del lavoro autonomo e delle micro e piccole imprese. È il dato culturale e politico, oltre che
economico, dal quale vogliamo partire.


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