Disagio giovanile: Comune assente, sul territorio c’è solo il terzo settore

Pubblicato da il 5 Maggio 2022

Le violenze vanno fermate ma la negligenza di chi per anni ha dimenticato nel cassetto il tema delle politiche giovanili attive va denunciata e sanzionata eticamente e politicamente.

Per le politiche giovanili il bilancio comunale stanzia ogni anno 200 mila euro, appena sufficienti a coprire i costi dei progetti di tirocinio che si svolgono nell’ambito dell’amministrazione comunale e poco altro; il resto degli interventi per i minori sono sui casi di disagio conclamato e vengono seguiti dalle assistenti sociali andando sul bilancio sociale.

Alla prevenzione, che si fa con gli educatori in collaborazione con le altre istituzioni del territorio, scuola in primis, non resta niente. Verona manca di una struttura con educatori in grado di dare continuità e progettualità per far emergere e seguire i casi prima che il malessere sfoci in violenza.

Lodevoli progetti realizzati con la collaborazione del privato sociale e con finanziamenti di Fondazioni e Ministeri ed enti terzi restano esperienze non continuative, molto limitate nel tempo e nei numeri degli adolescenti che possono accedervi.

Bene dunque che ci siano 10 telecamere in via Roma, ma dal punto di vista educativo il territorio è presidiato soltanto dalle realtà del terzo settore che partecipano ai bandi privati per avere i fondi. Servono strutture che siano punti di riferimento certi e noti sul territorio affinché scuola e genitori sappiamo a chi rivolgersi ai primi segnali.

Dunque un Sindaco che dice che contro i giovani aggressivi ci vuole il daspo e che bisogna mandarli a raccogliere le cacche dei cani abbandonate per strada dagli adulti incivili, dimostra di essere lui stesso parte del problema.

Coi fondi stanziati dal governo per le povertà educative e i nuovi bandi di Fondazione Cariverona altri progetti verranno realizzati sul nostro territorio, ma resta necessario un investimento strutturale di competenze, analisi, programmazione e sperimentazione che permetta al nostro Comune di creare una cabina di regia, dedicata agli adolescenti, non come soggetti fragili o vulnerabili, ma come protagonisti attivi della nostra comunità.

L’aggressività va detronizzata ma ai giovani occorre prestare innanzitutto ascolto, in fase di bilancio lo scorso anno e quest’anno avevo proposto un emendamento importante per destinare 100.000 euro per iniziare un’attività che desse risposte adeguate, per rispondere ad esigente sempre note ma prese in carico dal nostro Comune sono per i casi più gravi, intervenendo sull’emergenza e troppo poco sulla prevenzione, è stato bocciato.

Come detto anche dal Prefetto di Verona, difronte al fenomeno della delinquenza giovanile bisogna parlare di recupero oltre che di repressione perché la nostra società, già in forte crisi demografica, non può permettersi di perdere anche quei pochi giovani che abbiamo.

Allora un sindaco serio non si metterebbe a capo dell’Inquisizione ma si porrebbe una semplice domanda: cosa posso fare per i giovani questa estate? Quali luoghi e attività possono mettere loro a disposizione? Vuole una proposta concreta Sboarina? La smetta di distribuire soldi a pioggia alle associazioni amiche e concentri le risorse per incrementare le disponibilità di educatori e di progetti educativi.

Elisa La Paglia, consigliera comunale Pd Verona