Dal Moro disegna il futuro della Fiera “Momento difficile per il Covid ma anche per la mancanza di scelte degli ultimi anni”

Pubblicato da il 30 settembre 2020

“Veronafiere sta attraversando come tutte le società fieristiche un momento di difficoltà accentuato dalle vicende del look down ma anche per le mancate scelte di una politica locale che al grido “nessuno tocchi Vinitaly” ha rinviato qualsiasi scelta strategica sulla fiera. Ma nonostante diversi errori e ritardi, credo che dobbiamo tutti cercare di aiutare la ripresa e le performance di Veronafiere”. L’onorevole Gianni Dal Moro vede così la situazione di VeronaFiere e delinea le possibili soluzioni per il futuro.a
Perché è importante e fondamentale per Verona la sua fiera?
Tre le ragioni principali: la prima, perché il sistema fieristico rappresenta una leva di politica industriale importante come strumento di promozione del Made in Italy e Verona nel mondo, pensiamo al settore del vino, del marmo, e più in generale all’agroalimentare. In secondo luogo perché la Fiera di Verona è una realtà economica veronese importate con un fatturato medio negli ultimi tre anni di 95 milioni, 135 dipendenti e dà lavoro e crea indotto a moltissime aziende artigianali, commerciali e di servizi del territorio. La terza ragione è che la fiera è uno straordinario strumento di marketing turistico internazionale per la nostra città e provincia crea e sviluppa un indotto commerciale e di servizi importante.

Ma oggi come si posiziona Veronafiere nel mercato fieristico nazionale?
Ricordiamo innanzitutto che il sistema fieristico italiano e’ il secondo in Europa e quarto nel mondo per superficie espositiva. Le fiere internazionali sono tutte concentrate in tre Regioni, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. I primi tre player sono (dati 2019): Fiera Milano 280 mil. di fatturato quotata in Borsa, Bologna Fiere 196 mil. di fatturato, Italian Exhibitions Group (Fiere di Rimini e di Vicenza) con un fatturato consolidato di 179 mil. società quotata in Borsa. Veronafiere è al quarto posto con 106 mil. di euro di fatturato da poco trasformata in S.p.A.
Vediamo ora come è cresciuto il conto economico in termine di Ebitda dal 2016 al 2019.
Fiera Milano + 2.768% , Italian Exhibitions Group (IEG) + 41,9% , Bologna Fiere + 60,8%. Veronafiere + 2,2%.
Ecco bastano questi pochi dati e riflessioni per rendersi conto dei problemi della nostra fiera. E in questa situazione piomba sul sistema fieristico il Covid.

Ma oggi se dobbiamo fare delle scelte quanto vale Veronafiere?
I dati ufficiali ci raccontano di una valutazione di 145-180 milioni ne 2008 per passare a 141 nel 2011 valore base d’asta per il bando di gara di cessione delle quote del Comune. Poi ci fu un aumento di capitale nel 2013 di 15 milioni che porto la valutazione a 156 milioni. E siano alla trasformazione in Spa nel 2017 con una valutazione di 116 milioni e arriviamo a febbraio del 2020 dove il valore base per ipotizzato nuovo aumento di capitale è di 116 milioni.

E oggi dopo il Covid quanto vale Veronafiere? Probabilmente molto meno…
Probabilmente nel 2020 la società chiuderà il bilancio con un’importante perdita a seguito del lock down e i soci dovranno forse intervenire per coprire le perdite e per non intaccare il capitale sociale ad oggi di circa 63 milioni.
Quali proposte, per il presente e per l’immediato futuro?
Oggi per competere in un sistema fieristico e di eventi sempre più internazionale e dinamico, con lo sviluppo di nuove tecnologie sempre più performanti e con l’espandersi dell’utilizzo della rete nei processi di marketing e commerciale occorre non solo avere lo sguardo lungo ma avere un piano industriale ambizioso, una classe dirigente all’altezza, una compagine sociale che possa investire grandi risorse sul medio periodo.
Questo è il momento delle scelte, come hanno spiegato l’altro giorno il presidente Danese e il direttore Mantovani…
La crisi Covid e le sue ripercussioni economiche hanno accelerato il momento di scelte importanti andando oltre l’attuale situazione; diversamente anche per la fiera di Verona inizierà una fase di incertezza molto pericolosa.
Quindi?
Per prima cosa diviene indispensabile aprire e modificare la compagine sociale a partner industriali o finanziari in grado di portare valore aggiunto o risorse per i necessario e importanti investimenti, con l’obiettivo di poter arrivare alla quotazione in Borsa.
Attualmente i principali soci sopra il 5% sono: Comune di Verona 39,4%, Fondazione Cariverona 24,08%, Camera di Commercio 12,99%, Cattolica Assicurazione 7,08%, Banco Bpm 7,01%, Regione Veneto 5,54%.
Altre opzioni?
La seconda scelta probabilmente è di aprire la fiera a nuovi business, migliorando le performance economiche delle sue principali manifestazioni internazionali. Basti pensare che ad oggi solo Vinitaly genera utili, tutte le altre manifestazioni non producono benefici sul conto economico. Siamo troppo a rischio se dipendiamo solo da Vinitaly.
La terza scelta che vedo possibile è quella di aggiungere al tradizionale business fieristico il settore degli eventi, degli spettacoli e il digital event. Aggiornare di conseguenza il piano industriale alla luce della nuova realtà e delle nuove scelte strategiche.
S’è parlato molto di possibili aggregazioni…
Rimane sullo sfondo un sogno, probabilmente non facilmente realizzabile nell’Italia dei mille campanili: la creazione di un player nazionale fieristico che metta assieme le prime quattro società con manifestazioni internazionali MIlano, Bologna, IEG e Veronafiere. Un colosso da 759 milioni di euro e con un Ebitda da 196 milioni in grado di competere per dimensione e solidità con i grandi operatori fieristici internazionali e con l’ingresso nel capitale sociale di Cassa Depositi e Prestiti per assicurare grandi investimenti sul piano internazionale e una solidità finanziaria di medio/lungo periodo.
Quindi andare oltre i confini regionali…
Quello che ho appena delineato è un quadro che va esattamente al contrario di un progetto fieristico veneto. Pensare di far crescere Veronafiere alleandosi con Padova e Longarone e’ quanto meno imbarazzante. Verona esca dall’ombelico e non rinunci a pensare in grande.