Immobilismo: Verona vive il suo momento più buio Le proposte del Pd per uscire dallo stallo

Pubblicato da il 11 novembre 2019

E’ vero che questa amministrazione ha ereditato una città ferma da dieci anni salvo che nel consumo di suolo e nell’ampliamento delle aree commerciali, ma le promesse elettorali di cambiamento, innovazione e sviluppo sono e rimarranno tali senza un reale cambio di passo.

Come Pd veronese esprimiamo la nostra preoccupazione per l’immobilismo amministrativo della maggioranza che governa Verona, frutto dell’assoluta assenza di programmazione strategica, aggravata da errori e contrasti interni alla maggioranza.

A quattro anni di distanza dalla manovra politica che ha permesso che l’Aeroporto passasse di fatto sotto il controllo dei privati di Save in spregio ai più elementari principi della libera concorrenza, la situazione dello scalo rimane difficile e l’amministrazione Sboarina è assente. Ci vuole ora una gara internazionale che metta in concorrenza Fondi Infrastrutturali in grado di dare all’aeroporto una visione di lungo termine.

Anche il Consorzio Zai affronterà da solo gli investimenti decisivi per il futuro della logistica a Verona con Ferrovie Italiane, senza che chi di dovere abbia predisposto le contromisure al rischio di avere in posizione strategica e limitrofa dei concorrenti anziché  dei forti alleati.

Tra i punti più bassi di incompetenza toccati da questa maggioranza annoveriamo lo stallo nello sviluppo industriale cui è vocata l’area della Marangona e in particolare la modalità di gestione della trattativa con Ikea che non è mai realmente decollata né entrata nel merito.

Semplicemente imbarazzante è l’inconcludenza dell’amministrazione davanti alle opportunità che una rivoluzione della Mobilità (dal filobus alla Tav al Pums) possono dischiudere alla città sia in termini economici che di qualità della vita dei cittadini;

Il pressapochismo con cui Comune e AMT stanno gestendo i cantieri del Filobus genera  nella cittadinanza la percezione che il filobus peggiorerà anziché aumentare la qualità della vita dei quartieri, perché sottrarrà spazio e verde urbano senza risolvere i problemi di congestionamento dei quartieri.

Per come è concepito, bisogna ammettere che il filobus non risolverà mai il problema di una mobilità troppo centrata sull’uso dell’auto, specialmente se non saranno realizzati i collegamenti con i comuni della cintura, secondo un concetto di area metropolitana, e se non verrà attuata una politica di disincentivo degli ingressi in centro città con l’auto.

Restiamo tuttavia convinti che la soluzione passi per un potenziamento e non da una riduzione del trasporto pubblico. Per non perdere la sfida e, assieme ad essa, anche la faccia, occorre lavorare per una metropolitana di superficie che utilizzi le linee ferroviarie esistenti e riattivi le stazioni ora dismesse.

Anche per questo motivo vorremmo più attenzione sulla Tav, sulla quale, benché progetti sono pronti da più di un anno (settembre 2018), l’amministrazione continui a marcare insensati e ingiustificabili ritardi.

Chiediamo di avviare un immediato confronto con Rete Ferroviaria Italiana per valutare i contenuti della proposta avanzata dall’allora Commissario del Governo per la tratta ferroviaria AV Verona/Brennero e, anche in previsione della prossima realizzazione della linea dedicata alta velocità Brescia/Padova, verificare la disponibilità di tratte cadenzate sulla linea storica che possano coniugarsi con le esigenze di miglioramento del TPL.

In quest’ottica rimane strategico a nostro parere il collegamento con tale mezzo tra l’aeroporto e la stazione di Porta Nuova.

Sulle alleanze industriali i tentennamenti del Sindaco non sono più accettabili: è evidente  che la sola alleanza con Vicenza non sarà sufficiente a renderci competitivi sul mercato e a dotarci degli impianti che ci mancano. Altrettanto lampante è che la città è alle soglie di una pericolosa emergenza rifiuti. Basta dunque tamponare e temporeggiare: per Agsm e Amia hanno bisogno di una soluzione industriale con un partner all’altezza della sfida, da individuare sulla base di un vero piano industriale e secondo procedure trasparenti.

Buio pesto anche sul fronte della Cultura dove l’iniziativa viene lasciata alla passione e alla professionalità dei singoli nell’ambito di una crescente scarsità di mezzi e di spazi. L’incapacità di valorizzare e mettere a sistema esperienze, persone e luoghi impoverisce la città e impedisce di offrire contenuti di una qualche sostanza ai flussi turistici che negli ultimi anni sono cresciuti per fattori esogeni.

Verona rischia di pagare a carissimo prezzo l’impreparazione di questa classe politica incapace perfino di interpretare una politica territoriale coerente che non preveda la semplice “resa” a Milano o a Venezia con relativa consegna degli asset pubblici. Da quanto tempo non si sente più parlare del tema di Verona città metropolitana? Ecco, prima si fanno da parte meglio è per tutti…