GIANNI DAL MORO: “GOVERNARE UNITI RISPETTANDOSI COME DIVERSI 

Pubblicato da il 6 novembre 2019
Il 5 di settembre ha giurato il II Governo Conte, sono passati quasi due mesi, ora il rodaggio è terminato.
In questi due mesi di lavoro il nuovo Governo ha ottenuto alcuni risultati importanti sia sul piano della credibilità internazionale che dei traguardi finanziari.
Se oggi paghiamo meno gli interessi sul debito e quindi abbiamo più soldi per gli italiani è per la serietà e la credibilità che il Governo ha messo in campo, dando fiducia agli investitori internazionali e facendo scendere lo spread.
La stessa manovra economica, che avrà bisogno di qualche modifica significativa nei lavori parlamentari, segna un cambio di passo importante rispetto all’eredità pesante del Governo giallo verde.
Ma nonostante questi primi e importanti risultati la coalizione è entrata alcune volte in fibrillazione, tensioni in parte previste per l’eterogeneità della compagine, ma un po’ troppo divisive rispetto agli obiettivi che la stessa si è data.
Certo ci troviamo di fronte ad un Governo sostenuto da quattro partiti: M5S, PD, Italia Viva, Leu.
Tutti dobbiamo esserne consapevoli: questa eterogeneità non può trasformarsi in un limite ma in un’opportunità di ricchezza di valutazioni e proposte.
La fase iniziale sconta qualche difficoltà, comprensibile data anche dalle molte novità nella compagine ministeriale, ma queste possibili iniziali incertezze non possono essere enfatizzate o strumentalizzate a scapito dell’immagine complessiva del Governo.
Ora l’importante è che il Governo faccia, e faccia bene. Non sono utili le rivendicazioni oltre misura, così come non sono utili le eccessive rimostranze per valutazioni di troppo protagonismo.
Ora concentriamoci tutti sul risultato finale che è l’unica cosa che conta: aiutare famiglie e imprese a stare meglio e avere meno rancore e più fiducia.
Diversamente tutto sarà inutile: sia le rivendicazioni che i richiami.
Le ragioni per le quali è nato questo Governo sono ancora lì, tutte in campo (e non possono essere le sole ragioni economiche legate al disinnesco dell’aumento delle aliquote IVA).
Abbiamo iniziato un lavoro importante per l’Italia e per gli italiani, che va completato.
Non rincorriamo la quotidianità, i sondaggi della settimana, i risultati delle elezioni amministrative.
Una parte del Paese ci ha chiesto di provare a portare fuori dalle difficoltà l’Italia, fermando una deriva populistica e pericolosa non tanto per la democrazia ma per l’economia e la cultura del nostro Paese.
Sapevamo che non sarebbe stato facile e per questo abbiamo scommesso sulla durata della legislatura.
Cosa dobbiamo fare lo sappiamo bene: più soldi in tasca ai cittadini, più aiuti e sostegno alle persone in difficoltà, più incentivi ai giovani, meno burocrazia per le imprese, meno tasse da pagare, piu sicurezza, più legalità, più istruzione e cultura, più autonomia, più giustizia sociale.
Il nostro obiettivo è di medio periodo: la primavera del 2023.
In mezzo abbiamo da eleggere il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale, pilastri della nostra democrazia.
Non dimentichiamolo.
Poi alla fine di questa legislatura gli italiani misureranno se le nostre intenzioni e promesse si sono trasformate in fatti concreti e se la loro condizione di vita economica e sociale sarà migliorata.
Se invece pensiamo che questo Governo abbia vita corta, che l’importante sia crescere ora e subito nei sondaggi, se pensiamo che sia meglio ripartire da una sana opposizione, allora si troveranno sempre delle motivazioni e non si andrà molto avanti.
Tutti però devono sapere una cosa: non ci sarà un terzo tempo per questa legislatura e non ci sarà futuro per chi nei partiti e movimenti avrà contribuito alla fine di questo Governo.
Tutta la classe dirigente oggi al Governo uscirà delegittimata perché avrà consegnato il Paese alla destra più populista e pericolosa che l’Italia abbia mai avuto dalla fine della seconda  guerra mondiale.
Sono affermazioni quasi ovvie e sinceramente penso che nessuno dei protagonisti di questa esperienza di Governo voglia assumersi questa responsabilità.
Ma attenzione che stare troppo vicino al fuoco della polemica, della delegittimazione del compagno di viaggio, dell’enfatizzazione dei protagonismi eccessivi dell’alleato prima o poi ci si scotta.
PROVIAMO A FARE LE COSE PER BENE: GOVERNANDO UNITI E RISPETTANDOCI COME DIVERSI.”