Fondazione Arena – Cala ancora quota FUS, Salemi: “Marcia trionfale a detta dei vertici, ma la realtà è da Requiem”

Pubblicato da il 10 ottobre 2019

“Rilancio, nuova florida stagione, addirittura ripristino del corpo di ballo, come aveva dichiarato in audizione a Venezia il rappresentante regionale in Consiglio di indirizzo di Fondazione Arena… tutto questo per ‘sostenere il palco’ come si direbbe in gergo teatrale. Ma, quando cala il sipario, dietro le quinte delle dichiarazioni trionfanti emergono i limiti di una lenta, progressiva, grottesca messa in scena. I fatti dicono la cruda verità: il Ministero di fatto bacchetta la Fondazione per inadeguatezza della programmazione artistica e per numero di spettacoli, col risultato di un taglio importante al contributo nazionale F.U.S. Va quindi fatta chiarezza sul presente e, soprattutto, sul futuro per arrestare questa corsa che sta trascinando uno dei simboli della cultura della città di Verona lungo il viale del tramonto”.

Così la vicecapogruppo del PD in Consiglio regionale Orietta Salemi commenta la notizia del taglio del contributo F.U.S del Mibact alla Fondazione Arena di Verona (delibera 30.09.2019), a seguito degli scarsi punteggi assegnati sia per il numero di alzate di sipario sia per la qualità degli spettacoli nel 2018. Parliamo di un posizionamento tra le 12 Fondazioni in Italia che ci fa essere ultimi (!!) nella classifica nazionale, con 25 punti di qualità attribuiti dalla Commissione consultiva per la Musica  a fronte della gemella veneta Fenice che ne consegue 142.

“Perdiamo migliaia di euro di contributo statale a fronte di sacrifici fatti soprattutto dalle maestranze artistiche e artigiane – sottolinea Salemi – ma soprattutto riceviamo la certificazione di quanto da tempo andiamo denunciando: la Fondazione Arena non ha una programmazione all’altezza del suo nome e della sua tradizione. Manca l’implementazione della produttività (da anni si replicano gli stessi spettacoli), manca quella stabilità che produce qualità, cultura, benessere e che va oltre la semplice etichetta del festival turistico per l’estate. E se questo vale per il passato, ancor più preoccupa l’immediato futuro visto la totale incertezza che pende sul prossimo anno. Ma chi  controlla queste ferite che ciclicamente si riaprono dissanguando l’Ente? Non certo i soci pubblici, a cominciare dalla Regione che dà pochissimo e soprattutto quel pochissimo neppure controlla dove vada a finire. Il dottor Maestrelli, rappresentante della Regione nel Consiglio di indirizzo di Fav, quando arrivato in audizione a Venezia si era limitato ad attestare, con un focus sul Piano di sviluppo triennale 2019-2022, un miglioramento in termini di risultati prodotti, ma non era stato in  grado di documentare alcune affermazioni, pur garantendo di far arrivare per iscritto le risposte alle molte richieste di chiarimento da parte dei consiglieri veronesi in Sesta Commissione. Da mesi stiamo sollecitando anche per le vie formali, quanto ci ha promesso, ma né documenti né Maestrelli risultano pervenuti. Dobbiamo rivolgerci a ‘Chi l’ha visto?’ per pretendere che il nostro referente regionale batta un colpo o dica una parola chiara, ci dia uno straccio di dossier che conforti sulla bontà della destinazione dei soldi pubblici, pochi o tanti che siano? Una mancanza di trasparenza inaccettabile se pensiamo anche che, sempre nella audizione del 19 giugno scorso, lo stesso Maestrelli aveva dichiarato che, visti i risultati ottimali ottenuti dalla gestione, si stava ripensando al ripristino del corpo di ballo: operazione sulla quale, invece, è sceso il più assoluto silenzio”.

“Di fronte a questo clima di incertezza e agli squilli di tromba dei vertici poi smentiti dai fatti – conclude Salemi – comprensibili sono la preoccupazione e la denuncia del personale che paga il prezzo di una gestione assente, incerta e inconcludente. I giudizi e i numeri del Ministero fanno male, ma sono spietati così come lo è, in certi casi, la realtà. La Fondazione Arena è al terzo gong: il tempo è scaduto. L’appello è agli enti pubblici e privati che ne controllano la governance, perché vorremmo evitare di immaginarla, in un futuro ormai prossimo, come la donna inferma di dantesca memoria che si rigira di continuo nel letto, illudendosi inutilmente di trovare, così, requie e soluzione alle sue piaghe”.