Sanità – Bigon (PD): “Prima i veneti, ma è davvero così? Programmazione sanitaria sconnessa dalla realtà, e a pagare sono i più deboli”

Pubblicato da il 18 luglio 2019 0 Commenti

“Per Zaia e la sua maggioranza a parole vengono prima i veneti, però i fatti dicono altro. Anche in tema di sanità, con una programmazione totalmente sconnessa dalla realtà”. A dirlo è Anna Maria Bigon, consigliera del Pd ed esponente della Quinta commissione, tornando a “evidenziare carenze e mancate risposte del Piano sociosanitario. A distanza di sette mesi dalla sua approvazione – ha spiegato la consigliera Dem – ci sono lacune gravissime. A partire dal tema del personale. Negli ospedali veneti attualmente si stima una carenza di circa 1.300 medici, destinata ad aumentare con l’effetto della riforma previdenziale nazionale Quota 100. I pensionamenti colpiscono, e colpiranno, anche i medici di famiglia; circa il 40% nell’arco dei prossimi cinque anni, cesserà il proprio servizio con conseguenze facilmente immaginabili. Per colmare il fabbisogno di personale dovremo accedere a laureati in Università estere. La Giunta Zaia a parole difende i veneti ma nella realtà dei fatti non favorisce né i nostri giovani né le nostre Università. Punti fermi della politica sanitaria – aggiunge  Bigon – dovrebbero essere l’attenta rilevazione dei bisogni sanitari dei territori, l’adeguata programmazione del fabbisogno di personale medico con un corretto piano delle assunzioni, l’aumento delle borse per gli specializzandi, maggiore accessibilità alle Università di medicina ed alle Scuole di specialità. E naturalmente servono maggiori investimenti nel servizio pubblico. Altrimenti arriveremo a una sanità spaccata tra cittadini ‘di serie A’ e ‘di serie B’. Nella Ulss 9 Scaligera, per fare un esempio, la distribuzione e l’attivazione dei servizi sanitari sul territorio risulta altamente sproporzionata, a favore degli ospedali privati, circa il 40 % posti letto per servizi alla persona e strutture di ricovero intermedio è attribuito, dalla Giunta Zaia, a strutture private accreditate”, sottolinea ancora Bigon, che chiede “più risorse per  arrivare a una completa copertura regionale dei costi per servizi a non autosufficienti. In tutto il Veneto su 34mila posti letto accreditati, quasi il 30% non è coperto da contributo sanitario regionale. Questo significa che 9.000 persone non hanno accesso gratuito all’assistenza socio-sanitaria, con rette mensili a loro carico di oltre 2.300 euro. Alla fine sono soprattutto i più deboli a pagare il prezzo di questa non-programmazione sanitaria, perciò va subito cambiata la rotta”, conclude la consigliera Bigon.

 

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