Università Medicina Verona – Salemi: “Corretto l’appello per più posti. Nel nuovo Pssr misure tampone che vanno condivise e gestite con attenzione”

Pubblicato da il 15 marzo 2019 0 Commenti
“Più che condivisibile l’appello del rettore Nicola Sartor per un aumento del numero di posti a Medicina. La carenza di personale medico negli ospedali e sul territorio è sotto gli occhi di tutti. Serve un intervento urgente da parte del Ministero ma in attesa che questo avvenga è fondamentale condividere con l’Università, e in particolare con i vertici della scuola di medicina e i responsabili della medicina territoriale, un percorso per l’applicazione, l’aggiustamento o l’alternativa alle norme, introdotte non senza perplessità e polemiche nel nuovo Piano socio sanitario regionale per tamponare una carenza che mette a rischio i servizi ai cittadini”.
Così la vicecapogruppo del PD in Consiglio regionale Orietta Salemi interviene a seguito delle parole del rettore dell’Università di Verona sulla necessità di un aumento del numero dei posti a Medicina.
“Il rettore fa bene a sottolineare la strozzatura che si crea tra laurea e accesso alla specialità – spiega Salemi -. Solo la metà dei laureati in Medicina accede alla specializzazione e nel frattempo abbiamo corsie vuote con turni insostenibili per il personale in servizio e aree del territorio senza medici di base. Anche per far fronte a questa carenza il nuovo piano socio sanitario si è dotato di strumenti normativi per certi versi inediti che hanno fatto e stanno facendo discutere. In particolare, sono quattro le novità sostanziali: l’assunzione di medici non specializzati per supporto nei servizi di Pronto soccorso per codici verdi e bianchi, guardie notturne e festive sotto supervisione di specialisti, in cosiddetta ‘autonomia vincolata’; la stipula di contratti individuali di lavoro autonomo per funzioni ordinarie in caso di graduatorie assenti o esaurite; incentivi per personale in servizio su aree disagiate, come già avviene in Lombardia; l’assunzione a tempo determinato di medici impegnati nelle specialità come dipendenti delle aziende per le attività clinico assistenziali, ferma restando la formazione teorica affidata solo all’Università”.

“Si tratta di misure tampone che vanno gestite e governate in stretto contatto con l’Università perché anche da qui passa la qualità della nostra offerta sanitaria – conclude Salemi -. Se, da una parte, servono più posti a medicina e un equilibrio tra laureati e accessi alle specialità, dall’altra è fondamentale gestire subito al meglio le soluzioni messe in campo per garantite le prestazioni Lea e supplire a una carenza dei medici che è drammatica”.

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