Prolungamenti delle linee urbane: ma servono veramente?

Pubblicato da il 31 marzo 2017 0 Commenti

Le persone anziane, quelle sole in particolare, sono tra i soggetti più deboli dal punto di vista sociale. Spesso, avendo pensioni minime, non hanno nemmeno le risorse per potersi muovere autonomamente. Non hanno un mezzo proprio, non hanno parenti automuniti, ma di frequente si devono recare, a causa degli acciacchi dovuti all’età, all’ospedale per controlli ed analisi.

Però molte località periferiche sono servite poco o nulla dagli autobus urbani, che sono usufruiti da queste persone, e spesso si chiedono prolungamenti delle linee o il ripristino di percorsi abbandonati. La richiesta è accompagnata solitamente da sottolineature del tipo “ma si tratta solo di uno o due chilometri…”. Quel “solo uno o due km” significa che per 3 corse ora per 300 giorni all’anno, andata e ritorno, si totalizzano oltre 30.000 km annui, il che vuol dire un investimento di almeno 100.000 euro.

L’attuale gestione del trasporto Pubblico Locale prevede che i chilometri di percorrenza da effettuare in tutta la città vengono stabiliti dalla Regione, attraverso un contratto di servizio. Qualsiasi eccedenza dovrebbe essere pagata di tasca propria dall’ente locale (in questo caso il Comune). Tecnicamente (se ci fossero le risorse) si potrebbe fare, ma bisognerebbe capire che tipo di utenza muove. Da molti quartieri i collegamenti con gli ospedali sono garantiti da fermate di interscambio appositamente create perché non è pensabile che da ogni quartiere si possa andare ovunque. In passato esisteva un servizio “a chiamata” destinato a disabili senza mezzi propri ed era gestito da AMT; un servizio di questo tipo costerebbe molto meno di qualsiasi prolungamento di linee e potrebbe essere molto più efficace, in termini di puntualità e rispondenza alle esigenze dei soggetti deboli. Una gestione con prenotazioni, verifica della reale necessità da parte dei Servizi Sociali, da svolgere sia attraverso una modalità diretta, con automezzi e personale proprio, sia attraverso una convenzione con la cooperativa dei tassisti. Sicuramente un tema da valutare nella prossima campagna elettorale, proprio perché si tratta di una problematica destinata ad acuirsi.

Matteo Dalai
Luigi Lazzarelli

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