Fondazione Arena: Girondini si faccia da parte, solo così si può puntare al rilancio

Pubblicato da il 25 febbraio 2016 0 Commenti

Per il bene della Fondazione e della città chiediamo a Girondini un atto di responsabilità. La stessa responsabilità che il Partito Democratico, a Verona così come a Roma, ha sempre dimostrato sulla vicenda: non abbiamo mai pensato di poter lucrare qualche vantaggio politico dal disastro della Fondazione, perché in gioco c’era e c’è ancora il destino della città e il valore artistico di un’istituzione centenaria. Per questo abbiamo lavorato in silenzio per poter riaprire i termini di accesso alla legge Bray, risultato ottenuto in Legge di Stabilità, che ha consentito di salvare la Fondazione dal fallimento.

Purtroppo però in questi due mesi pochissimo è stato fatto. Prendiamo atto della pubblicazione del bando per l’incarico ad un advisor esterno di predisporre il piano di risanamento. Abbiamo tuttavia il fondato timore che anche il miglior piano di risanamento sarà destinato a naufragare se la Fondazione continuerà ad essere condotta dalla dirigenza e dal Sovrintendente attuali. Questi hanno dimostrato sul campo di non essere all’altezza di un ruolo così delicato e complesso come la gestione della Fondazione, che richiede specifiche competenze manageriali coniugate a conoscenze artistiche.

Troppe le scelte sbagliate e le mancate scelte da parte del Sovrintendente, che rendono insostenibile la prosecuzione del suo incarico. Se davvero Girondini ha raccolto un’eredità pesante quando è entrato in carica, perché durante la sua gestione ha continuato a rivendicare grandi risultati di bilancio che in realtà non esistevano? Perché non ha saputo nel corso degli anni evitare lo stillicidio di risorse e non ha saputo porre rimedio alle inefficienze che da tempo affliggono la Fondazione Arena mettendo a valore qualità di personale artistico e maestranze tecniche presenti in organico? Perché non ha saputo davvero far fruttare a favore della Fondazione tutto il sistema dell’extra lirica? Perché la Fondazione Arena è rimasta ferma rispetto ad altre realtà musicali nazionali ed internazionali che funzionano e sanno fare cultura in un senso moderno, attuale ed economicamente sostenibile?

Questi sono gli interrogativi di fronte ai quali il Sovrintendente dovrebbe cedere le armi con dignità. La situazione è ad un vicolo cieco e il Sovrintendente non può più sfuggire alle proprie responsabilità: gli chiediamo di farsi da parte e porre fine a quello che a tutti gli effetti rappresenta sia un accanimento terapeutico sulla Fondazione sia un ‘attaccamento terapeutico’ alla propria poltrona.

Solo con un interlocutore diverso dall’attuale gruppo dirigente la Fondazione potrà evitare il commissariamento e sperare di riuscire a realizzare concretamente il piano di risanamento che sarà presentato in conformità alla Legge Bray. Un piano che non potrà certo essere indolore, ma che costituisce l’unica speranza per il futuro della Fondazione e per il bene della città.

 

Orietta Salemi e Alessio Albertini
segretari cittadino e provinciale del PD veronese

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