Per coloro che pensano che con il #JobsAct licenziare sia facile

Pubblicato da il 30 ottobre 2015 1 Comment

Con le sentenze numero 20540 e 20545 del 13 ottobre 2015, la Cassazione, nel decidere su un licenziamento soggetto alla cosiddetta “legge Fornero” (n. 92 del 28 giugno 2012), ha dato una prima interpretazione, anche se per inciso e senza dirlo espressamente, della successiva disciplina in base al decreto sulle «tutele crescenti» (D.Lgs. 23 del 2015), emanato in attuazione della legge-delega del Jobs Act (n. 183 del 10 novembre 2014).

La Cassazione fa intendere per il futuro che, con il decreto «tutele crescenti», la reintegrazione ex articolo 18 Statuto dei Lavoratori sarà dovuta sempre se il licenziamento è fondato su fatti non-illeciti, perché il fatto non-illecito equivale a fatto «inesistente». Non solo, com’è stato detto estremizzando, che il fatto «materiale» sia vero anche se simbolico o futile.

La breve ma forte e precisa affermazione, per cui il fatto non-illecito equivale a fatto «inesistente», fa cadere le affermazioni fantasiose e paradossali, che ventilavano in modo imprudente la possibilità che con il decreto «tutele crescenti» i licenziamenti sarebbero diventati facili, mentre resterà necessario provare, per i datori di lavoro che vorranno evitare l’applicazione del tanto sbandierato articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che i fatti contestati siano riscontrati non solo veri nella loro materialità, ma anche illeciti nella loro valutazione oggettiva e soggettiva.

Quindi si manifesta in tutta la sua ideologizzante pregiudizialità la campagna tesa a definire la legge denominata “Jobs Act” come lo strumento per demolire i diritti dei lavoratori. Tra l’altro resta, ed è incontestabile, la tutela ex ante di tutti i dipendenti assunti prima dell’entrata in vigore della legge stessa.

Possiamo quindi concludere che la nuova normativa salvaguarda i Diritti Acquisiti, favorisce le nuove assunzioni, elimina l’ingessatura del Mercato del Lavoro senza tuttavia lasciare i lavoratori in balìa di decisioni arbitrarie e ingiustificate da parte dei datori di Lavoro.

 

Lorenzo Dalai
responsabile Lavoro PD Verona
con la collaborazione di Donatella Fanini

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Comments (1)

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  1. Alberto Avesani ha detto:

    Credo che sarà il caso di affrontare in un futuro non troppo lontano tutto il sotto bosco legato al lavoro nelle cooperative, negli studi professionali, nel commercio dove il dipendente è spesso totalmente indifeso ed in balia di decisioni arbitrarie.
    L’idea che se l’impresa è piccola c’è un bel rapporto di fiducia tra datore e lavoratore è spesso illusoria.
    Bisogna avere il coraggio di entrare e ascoltare le storie vere e reali delle persone, specialmente delle donne e delle mamme, dei ragazzi, non parlare per stereotipi.
    Ci sono a Verona aziende anche grandi che sfruttando le regole e giocando con contratti di solidarietà, accordi sindacali e partime revocati restando sul filo della legge mettono le donne nella condizione di dare le dimissioni. Con il silenzio del sindacato e dell’ispettorato del lavoro.
    In questo non c’entra il Job Act ma significa che le tutele non sono certo troppe, forse sono solo mal distribuite: a chi troppo e a chi niente.

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