Fondi Europei e Intese Programmatiche d’Area: il territorio scaligero è pronto a cogliere l’occasione?

Pubblicato da il 30 marzo 2015 0 Commenti

La partita dei fondi europei è apertissima: 1.082 miliardi di euro messi in gioco dall’Unione Europea, 42 dei quali spettano al nostro Paese e 2,5 miliardi alla Regione Veneto. Cosa stanno facendo Verona e i comuni limitrofi per sfruttare questa occasione?

I Fondi Europei sono gli strumenti attraverso i quali si possono finanziare progetti di livello nazionale e locale per promuovere la crescita e ridurre le diseguaglianze, secondo le direttive emanate dall’Unione Europea attraverso i propri Regolamenti.

I Fondi a ‘gestione diretta’ vengono erogati direttamente dalla Commissione Europea per finanziare (fino al 50% del costo dell’opera) quei progetti con valenza transnazionale, ovvero in grado di coinvolgere almeno tre stati membri, mentre per i Fondi Europei a ‘gestione indiretta’, anche detti  ‘fondi strutturali, si passa attraverso le Regioni (in questo caso il finanziamento può arrivare fino all’80%).

Per il settennato 2014-2020 l’Unione Europea ha messo a disposizione dei Paesi Membri  ben 1.082 miliardi di euro da gestire attraverso un programma di co-finanziamenti (ai Fondi Europei si devono affiancare quelli a carico degli Enti locali) finalizzato a sostenere i due presupposti fondamentali per lo sviluppo del progetto Europa 2020, che sono:

  • una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva
  • la coesione sociale, economica e territoriale

All’Italia sono stati destinati 41,5 miliardi, 5 in più del settennato precedente, e di questi circa 2,5 miliardi saranno gestiti dalla Regione Veneto attraverso 3 fondi strutturali indiretti (FESR – FSE – FEASR).

Nonostante il nostro Paese non sia ancora riuscito a impiegare tutta la disponibilità ricevuta per il precedente settennato 2007-2013 (a tutt’oggi  impiegato soltanto il 59,5% di quanto destinato che equivale a circa 22 miliardi dei 37 disponibili), con il Governo Letta, prima, e quello Renzi, poi, siamo riusciti ad accelerare nel processo di acquisizione dei fondi per il finanziamento di progetti a livello nazionale e locale.

Si pensi che fino al 2012, ancora sotto il Governo Berlusconi, l’Italia era riuscita a finanziare progetti solo per il 14% della disponibilità complessiva per il settennato 2007-2013.

Per la ‘programmazione decentrata’ dei territori e per l’accesso facilitato ai fondi strutturali la Regione Veneto ha promosso, con la LR 13/1999 e la LR 35/2001, due tavoli di partenariato che hanno preso il nome di:

  • GAL (Gruppo di Azione Locale) per la promozione e lo sviluppo a livello locale delle attività connesse all’agricoltura con accesso preferenziale al FEASR (Fondo Agricolo Europeo di Sviluppo Rurale);
  • IPA (Intesa Programmatica di Area) per la crescita e lo sviluppo dei territori attraverso  i finanziamenti  previsti dal  FESR (Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale) e per la coesione sociale attraverso il FSE (Fondo Sociale Europeo).

I GAL hanno personalità giuridica e sono costituiti da soggetti pubblici e organismi privati, mentre le IPA rappresentano dei veri e propri tavoli di concertazione che mettono assieme Comuni, Amministrazioni Provinciali e Comunità Montane (ove presenti) assieme alle parti economiche e sociali (costituite in forma associata), mediante sottoscrizione di un Protocollo d’intesa nel quale definire l’ambito territoriale, le regole di funzionamento, le finalità e gli obiettivi che l’IPA intende perseguire.

Allo stato attuale le IPA riconosciute in Veneto rappresentano nel complessivo una popolazione di 3.409.981 abitanti (dati ISTAT al 31/12/2010) pari al 69% del totale dei residenti nella Regione, nonché un’estensione territoriale di 15.730 kmq pari all’ 85,5 % del totale della superficie del Veneto. I Comuni che vi partecipano sono 500, vale a dire l’86 % del totale dei Comuni Veneti.

Nella Provincia di Verona oggi esistono due GAL e due IPA che insistono, in sovrapposizione, sulla montagna veronese e sulla bassa pianura.

Quello che ci pare strano è che il Comune di Verona, assieme ad altri 41 comuni della fascia centrale che definiremmo del “Medio Veronese”, siano assenti da qualsiasi GAL o IPA, perdendo di fatto tutta una serie di opportunità e benefici che la normativa europea e regionale gli consentirebbe di ottenere per finanziare progetti  innovativi e di sviluppo del territorio scaligero.

Immaginare una “Intesa Programmatica d’Area del Medio Veronese”, che metta attorno al tavolo tutti quei comuni interessati a sviluppare progetti condivisi per la crescita del territorio e in grado, con il contributo della Provincia di Verona e degli organismi interessati, di realizzare una programmazione con al centro obiettivi quali la mobilità, la logistica, la banda larga e il turismo, potrebbe rappresentare quel  grande passo in avanti nella realizzazione di una area vasta capace di incidere in maniera costruttiva nella programmazione regionale e in grado di attivare maggiori investimenti  e quindi maggiori finanziamenti per realizzare opere necessarie al suo rilancio imprenditoriale e turistico e nel contempo garantire maggiore occupazione.

Dopo molti anni di distrazione, l’Amministrazione Tosi sta portando avanti un tentativo per la creazione della IPA Veronese, lasciando fuori dai giochi l’Amministrazione Provinciale di Verona che, con le sue professionalità, competenze e conoscenze messe a disposizione delle due IPA esistenti, ha permesso di recuperare finanziamenti per oltre 17 milioni di euro negli ultimi 10 anni (71% del costo delle opere realizzate).

Cosa ancor più grave è l’inspiegabile assenza di un qualsiasi progetto condivisibile da parte dei Comuni chiamati in causa, ai quali viene chiesta solo una formale adesione all’IPA Veronese.

Due gravi ‘dimenticanze’ che rischiano di far fallire il progetto fin dai suoi albori, a cui si aggiunge l’inspiegabile rimozione dall’incarico dell’unico Dirigente con le capacità, le conoscenze e l’esperienza necessaria per portare avanti un progetto di questo tipo.

Come Partito Democratico siamo convinti che non si possa rimandare oltre tale appuntamento, ma sia doveroso creare le condizioni necessarie per dare vita ad una nuova IPA che veda un’ampia partecipazione dei Comuni del Medio Veronese assieme alla Provincia di Verona e possa garantire risposte adeguate e soluzioni lungimiranti alle tante necessità che prendono origine dall’ascolto dei bisogni e dalle potenzialità espresse dai territori coinvolti, a cui Giunte distratte e Governi incapaci non hanno ancora saputo garantire uno sviluppo e una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

Andrea Bicchierai
membro Quinto Circolo Verona

 

 

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