La riforma degli enti locali ha bisogno di un indirizzo chiaro

Pubblicato da il 24 febbraio 2015 0 Commenti

Prima della direzione PD, lunedì scorso a Roma, ho incontrato gli altri sindaci che come me fanno parte della Commissione Nazionale degli Enti Locali. Quanto emerso dalla discussione è che oggi nelle riforme del Paese servono due cose semplici e chiare:

1) riduzione degli enti locali, tramite le fusioni di Comuni
2) revisione del metodo di incarico delle figure dirigenziali nella pubblica amministrazione (art. 107-110 d. lgsl 267).
È evidente che la situazione dei Comuni è critica e serve da parte nostra un forte sostegno propositivo che parta dai territori e induca il governo a fare delle scelte ottimali nella riforma degli enti locali e della pubblica amministrazione. Serve un indirizzo chiaro, che semplifichi il sistema degli enti locali: è impossibile potersi permettere più di ottomila Comuni, molti dei quali non superano nemmeno i mille abitanti.
Per arrivare a una riduzione concreta del numero di Comuni e quindi garantire un netto miglioramento dei servizi ai cittadini, presenteremo un’istanza al Presidente del Consiglio, in cui chiederemo di avviare la procedura per la fusione di piccoli e medi Comuni, che possono raggiungere cifre ottimali di gestione tra i 20 e i 50mila abitanti. L’unione di Comuni oggi è facoltativa, noi proponiamo invece la fusione: un atto forte del governo, che superi i campanilismi e incentivi la fusione con uno sblocco di patto pluriennale che permetta subito al Comune di investire in opere pubbliche e servizi ai cittadini.
Il trend europeo porta la distribuzione di fondi verso realtà con dimensioni più grandi. L’Europa dice chiaramente che non si può essere un Paese di piccoli. La nostra frantumazione territoriale ci fa perdere molti punti di competitività di accesso ai fondi rispetto agli altri Paesi europei.
Per favorire la ripartenza del Paese, oltre a una razionalizzazione delle risorse proponiamo anche una forte azione di revisione dei poteri dirigenziali, attraverso l’istituzione di un albo nazionale dei dirigenti e dei segretari, a cui la politica possa attingere in funzione dei mandati elettorali. Non è pensabile che cambino sindaci e forze politiche, mentre i dirigenti sono sempre quelli.
Nella prossima commissione proporremo un documento che integrerà la proposta per l’emendamento Pagliaro, dando più potere alla politica di scegliere i dirigenti. Ogni politico è responsabile delle scelte che fa e sta ai cittadini confermarne o meno il mandato, ma non è possibile che i sindaci e le amministrazioni comunali siano ingessate anche davanti alla realizzazione di un nuovo stallo per il parcheggio, solo perché due dirigenti esprimono pareri contrastanti (esempio vero).
Federico Vantini
sindaco di San Giovanni Lupatoto e membro Direzione Nazionale PD

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